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Recensione di Grazianna Serenova
Recensionedi Vito Robbiani
Quando il mio amico Alberto mi ha detto che dalla pubblicazione on-line dei suoi racconti sarebbe passato alla più tradizionale stampa atomica, mi sono subito offerto di correggergli le bozze. Ho preso il manoscritto con me durante un viaggio in barca a vela: Elba, Corsica, Sardegna. Luoghi incantevoli che forse mi avrebbero dato la tranquillità e la calma necessaria per leggere le tragedie dei personaggi di Alberto. Ma soprattutto ho avuto l'occasione di leggere ad alta voce i suoi racconti e le tragedie si sono trasformate in commedie, frammenti di vita incompiute che hanno fatto ridere, strabuzzare gli occhi e indignare il mio auditorio velista. Apparentemente i racconti sono uno dissociato dall'altro, ma se ci si lascia coinvolgere e trasportare si coglie una tela di fondo e questi brevi appunti giornalieri disegnano una grande storia, quella incredibile e inafferrabile della vita; frammenti di storie, pagine di parole raccolte nel vento, trovate in spiaggia, su un metrò, su internet o lungo una strada bagnata. Storie di cui non sapremo mai la fine, ma che infondo, ci assomigliano. L'autore ci presenta dunque una collezione di vicende umane frutto delle sue esperienze e delle sue più incredibili fantasie. Schegge di storie, immagini sovrapposte, racconti non finiti, come infondo sono le storie vissute da chi effettivamente le vive. - "Alberto, ma in spazio di 5 pagine ho contato 13 morti!" - "Siamo esseri mortali." - "Questa parte, l'editore te la censurerà! Qui, diventi troppo sconcio, è quasi pornografico..." - "L'avessi un editore!" - "Scusa ma che cosa volevi dirmi? Perché, non hanno mai una fine le tue storie?" - "Perché le tue hanno una fine?" Alberto è un uomo d'immagine più che di parola (infatti, io l'ho conosciuto come regista e poi fotografo). Non è mai stato legato ad una lingua particolare, nato a Treviso, trapiantato immediatamente in Norvegia, Sud-Africa e poi trasportato, dal padre ingegnere, nei 4 angoli del pianeta, ha imparato a parlare per immagini e anche quando si prodiga nello scrivere è l'immagine che rende nitida la sua storia. Per questo gli si può perdonare una certa innocenza nello scrivere che si scontra con la determinatezza e crudeltà dei suoi personaggi: attori che Alberto ci scaraventa contro, lasciandoci il dubbio che ad ispirarlo siamo stati noi; con le nostre debolezze, paturnie, manie, cattiverie, odi e stravaganze. Buona visione a tutti. PS: Il mio racconto preferito è SUSANNA Vito Robbiani 21 agosto 2005